E' ARRIVATA LA "MANNA" DAL CIELO . . . . . con l'Ordinanza 100 la Ricostruzione sarà più "veloce" . . . e "sicura" !!!

L'Ordinanza così com'è strutturata mette in capo al singolo professionista responsabilità inusitate circa l'autocertificazione "al buio" della conformità urbanistica e degli importi dei lavori per gli edifici da ricostruire. Il tutto, senza alcun controllo "ufficiale" per l'80% delle prossime pratiche presentate e che saranno evase dall'USR. Si va, in parole povere, in deroga, senza dirlo, al T.U. dell'Edilizia, peraltro in revisione in Parlamento, il D.P.R. 380/2001, in quanto si rafforza il ricorso all'autocertificazione da parte dei Tecnici, dando seguito a quanto previsto nell'art. 12 bis del D.Lgs. 189/2016,  promosso dal D.L. n. 123 del 24.10.2019, poi convertito in Legge n. 156 del 12.12.2019.

Non stiamo qui a precisare se è bene o male che in Italia si vada sempre più "autocertificando" tutto e per tutti gli usi. Vogliamo solo mettere in evidenza come l'Ordinanza 100 vada verso una direzione sbagliata che prevede il "non controllo" da parte della P.A. dell'80% di quanto certificato dal Tecnico. Quindi, in apparenza, senza "autorizzazione espressa", senza "rilascio espresso", della P.A., cosa non accettabile non solo quale Tecnico impegnato nella ricostruzione ma, soprattutto, da cittadino. Non è accettabile che lo Stato, in questo caso l'USR ed i Comuni, abbia la possibilità di non procedere al controllo formale su materie fondamentali, pubbliche per eccellenza, come l'Urbanistica e il Contributo Economico Pubblico: è una questione "etica", prima che tecnica.

All'interno delle pratiche di ricostruzione vi sarà, nella maggior parte di queste, anche la "conformità strutturale" con tanto di calcoli, disegni e relazioni ed il loro controllo non è evitabile con il "silenzio assenso, la Corte di Costituzionale ha ribadito recentemente che le pratiche devono avere proprio l' autorizzazione espressa, il rilascio espresso da parte della P.A.

Mi limito a fare alcuni appunti sulle questioni di merito:

- CERTIFICAZIONE DELLA CONFORMITA' URBANISTICO EDILIZIA:

1) questione della "super" SCIA cui l'Ordinanza 100 sembra attribuire pure il compito di costituire "domanda" di contributo, di fatto rendendola "atipica" rispetto al DPR 380, seppur in emergenza post sisma, escludendo altre forme di autorizzazione edilizia.

2) certificare la conformità urbanistica è quasi impossibile, ad esempio, quando gli archivi sono andati perduti o inagibili, con le limitazione del comma 1 bis dell'art. 12 bis della "189" : " ... la certificazione rilasciata dal professionista può limitarsi ad attestare, in luogo della conformità edilizia e urbanistica, la sola conformità dell'intervento proposto all'edificio preesistente al sisma ...",   vedasi art. 7 comma 1 dell'Ord. 100 = stesso senso, ma come si relaziona con la legislazione nazionale?, . . . . chi se la sente di certificare sulla base di un'ordinanza che ancora non ha chiarito se e come è subordinata alle leggi nazionali ?

3) sempre sulla conformità urbanistica, va precisato che molto spesso, durante l'accesso agli atti presso l'archivio degli uffici tecnici comunali, non si trovano tutti i documenti inerenti l'edificio in questione perché lo stesso archivio è organizzato,  non per pratiche ma per titoli abilitativi o agibilità, per cui può succedere, come è successo, che la visione e l'acquisizione dei documenti sia parziale e non esaustiva.

4) L' esonero dei Comuni dal controllo della conformità urbanistica (che era stata pensata proprio per assolvere alla velocità di controllo di quanto certificato dal tecnico attraverso il ricorso alle varie "spunte" dei "si" e dei "no" presenti nelle oltre 20 pagine di  quesiti che si trovano nel modello SCIA stesso) è inaccettabile, come detto, in quanto è una pubblica ammissione di incapacità della P.A. ad assolvere il proprio compito. Tale esonero è maggiormente inaccettabile dal punto di vista "etico" e della gestione della finanza pubblica, visto il grande incremento di risorse umane (ed economiche) presenti negli Enti locali del "cratere" (nelle sole Marche oltre 700 tecnici sono stati assunti nella P.A. a fronte dei circa 900 impegnati nei progetti di ricostruzione).

 - CALCOLO DEL CONTRIBUTO

1) sempre l'art. 12 bis della "189" impone al professionista "solo la presentazione certificata" della documentazione allegata alla richiesta di contributo, infatti egli ne " . . . certifica la completezza e la regolarità amministrativa e tecnica . . . . nonché sulla base dell'importo del contributo concedibile determinato dallo stesso professionista . . .", a questa "presentazione certificata", però, andava aggiunto quel coordinamento che l'USR ha svolto egregiamente sino ad oggi e che è ancora previsto all'art. 12, comma 2 e 3 della stessa "189" che, pare, l'Ord. 100 ha tolto: "concessione del contributo in ragione dell' esito dell'istruttoria sulla compatibilità urbanistica degli interventi richiesti a norma della vigente legislazione, svolta dall'ufficio speciale per la ricostruzione, il Comune rilascia il titolo edilizio" (comma 2 art. 12), mentre il comma 3 recita ancora: " 3. L'ufficio speciale per la ricostruzione, verificata la spettanza del contributo e il relativo importo, trasmette al vice commissario territorialmente competente la proposta di concessione del contributo medesimo, comprensivo delle spese tecniche"; chi se la sente di certificare in proprio, senza un "controllo" o "avallo"? Un contributo legato a dei lavori che possono essere, tra l'altro, successivamente messi in discussione nella loro validità tecnica  e nell'aspetto qualitativo - quantitativo.  Il tutto, magari,  legato alla scelta di una singola lavorazione o componente della stessa, che può essere più o meno laboriosa e, quindi, costosa, al fine di raggiungere lo stesso scopo: l'agibilità tecnico strutturale dell'edificio;

2) come possiamo operare con un modello per il calcolo del contributo che nessuno capisce, neanche all'USR e, soprattutto, non è certificato da nessun ente preposto a questo scopo? E' un foglio excel di cui bisogna  provare a capirne il grado di difficoltà: difficile la gestione durante  l'immissione dei dati, impossibile, infine, determinare con esattezza il dato finale del contributo; tanto complicato che il Commissario ha dovuto emanare un apposito Decreto, il n.164 del 22 maggio 2020,  dove, al punto  4. il Medesimo "Dispone": "4. È disposto che il corretto uso, senza manomissione, del dispositivo informatico per il calcolo del contributo non determina comunque responsabilità per il professionista." Ci si può fidare di questo "scudo", di questo"decreto" in caso di "errore materiale"?

3) Siccome il Commissario, in base a quanto contenuto nel Decreto 164 del 22.05.2020, al punto 3, ricorda che ai sensi dell'art. 15, comma 2 dell'Ord. 100/2020, si riserva ulteriori interventi di semplificazione e adeguamento "tecnologico" dello strumento di calcolo del contributo, nel frattempo, noi "comuni mortali"  rimaniamo in attesa di presentare i progetti, questo sin quanto non è chiarita la questione? E' possibile rimanere in questo "Limbo" senza avere la possibilità di presentare progetti, magari, con la vecchia procedura,  in attesa che questa sia adeguatamente attiva? Era necessario per forza fare un ricorso o bastava far conto sulla ragionevolezza della situazione?

- VERIFICA E CONTROLLO DA PARTE DELL'USR, PRIMA E DOPO I LAVORI

1) Il contributo ammissibile asseverato con la SCIA dal professionista che verrà "decretato" dall'USR, e se la pratica stessa non verrà sorteggiata in quel 20% del totale mensile presentato, può, alla fine della procedura, essere oggetto di contestazione. E la validità della SCIA che impone alla P.A. la verifica del tutto entro 30 giorni che fine ha fatto? Allora la SCIA di cui si parla in questa ordinanza è di un altro "tipo", è un'altra cosa;

2) Non si inizieranno mai i lavori prima che sia sorteggiato quel 20% di pratiche tra qeulle presentate nel mese prima dell'esito del controllo, per non incappare in situazioni di criticità giuridico-penali-economiche che non voglio neanche pensare, con una indeterminatezza dei tempi di ultimazione dei lavori che vanifica, di fatto, l' "accelerazione" tanto sbandierata;

3) non sono chiari affatto gli elementi soggetti a controllo da parte dell'USR relative alle pratiche estratte sia prima che dopo l'inizio dei lavori, citiamo a titolo esemplificativo quanto contenuto all'Art. 12, comma 4 dell'Ordinanza in questione:

a) la conformità dell'intervento alle previsioni di progetto ed al contributo concesso;

b) la rispondenza delle tipologie di materiali impiegati con riferimento a macro-voci (opere strutturali, opere non strutturali, finiture connesse, impianti), tenuto conto del valore dell’opera. Gli Uffici speciali possono provvedere a verificare la rispondenza delle opere eseguite alle previsioni contenute nel progetto anche con prove o sondaggi da effettuarsi da parte del direttore dei lavori, qualora dal controllo eseguito ai sensi del precedente periodo, emergano indicazioni univoche e concordanti sulla mancanza dei requisiti richiesti.5. Le verifiche ed i controlli da parte del Comune sulla SCIA edilizia o il permesso di costruire sono svolte ai sensi di quanto previsto dal DPR 6 giugno 2001, n. 380".

Per non parlare a chi compete l'onere delle prove;   a parer mio ci troveremo di fronte a parecchie contestazioni sui criteri di intervento che devono, invece, sottostare alla professionalità del progettista, colui che firma e rischia in proprio. Per questo abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere che tutti i tecnici, non solo i progettisti, ma anche i "controllori" dell'USR e dei Comuni siano iscritti agli Ordini Professionali, per garantirne la continua formazione e, soprattutto, l'operato secondo regole deontologiche condivise.

Il ricorso al TAR a questa Ordinanza tanto cercato ma nei fatti disatteso, per noi tecnici assumeva anche carattere strategico, per confermare prima di tutto, che il Nostro Ordine di Macerata non è presente alla "fumosa" "cabina di regia", citata nella penultima premessa all'Ordinanza 100 che recita invero: "Raggiunta l’intesa nella cabina di coordinamento del 30 aprile 2020"; (cosa affatto vera!! Basta sentire l'Ing. Maurizio Paulini, Presidente dell'Ord. Ing. di Macerata per farsi raccontare di cosa e quanto il Commissario non ha recepito in quell'occasione). Avevamo già comunicato al precedente Commissario che il Nostro Ordine non era rappresentato dal collega Paolo Moressoni dell'Ordine di Perugia, scelto dagli altri Ordini degli Architetti PPC del Cratere del Sisma. Nonostante questo abbiamo sempre fattivamente collaborato con i colleghi citati, inviando loro, così come  al Commissario stesso, note e proposte.

Ricordo che la Nostra provincia è la più colpita dal Sisma del 2016 e seguenti e da sola copre quasi la metà delle inagibilità per effetto del sisma stesso. Per questo rivendichiamo un adeguato "ascolto" avendo, inoltre, sempre offerto la più ampia partecipazione alle attività emergenziali (vedasi l'attività di rilievo delle agibilità FAST con la percentuale più alta di partecipanti in ragione degli iscritti), i più densi e corposi lavori per proposte di integrazione, modifica, miglioramento delle norme sin qui presentate per la ricostruzione.

Dovevamo fare il ricorso anche per il mancato rispetto della professione tecnica in generale, la quale dovrebbe avere molta più attenzione e supporto per il ruolo sociale che ha svolto e continua a svolgere (vedasi l'autocertificazione, dove il tecnico assume la "qualità di persona esercente un servizio di pubblica utilità"). Soprattutto in ragione di quando abbiamo dovuto subire con il ritorno del DURC di congruità con l'Ordinanza 78/2019 dopo che i nostri "referentii" ai tavoli istituzionali avevano ritirato il giusto ricorso al TAR all'Ordinanza 58/2018 che lo aveva previsto surrettiziamente, senza alcun intervento delle nostre professioni, imponendo alla Direzione Lavori con l'obbligo del controllo giornaliero della forza lavoro presente in cantiere, un onere mai previsto nella legislazione nazionale, per altro senza un adeguato aggiornamento del compenso professionale.

Il mancato apporto istituzione di alcuni responsabili ha comportato per i più, l'obbligo, oggi, con l'assenza di operatività delle imprese (sempre per quelle piccole e medie imprese, non strutturate), di sostituirsi ad esse redigendo in proprio il libro giornale e rendicontando alla Cassa Edile (altro "ente" rivitalizzato) la presenza della forza lavoro in cantiere. Il tutto senza un aggiornamento, adeguamento del compenso professionale. Cosa che si perpetua ancora oggi con questa nuova "autocertificazione", tutte responsabilità "gratuite".

Anche per queste ragioni ci siamo spesi per un urgente corso sulla Direzione Lavori, perché sappiamo che molti nostri colleghi, in questi ultimi 10 anni di crisi dell'edilizia, non hanno avuto la fortuna di seguire cantieri edili di particolari dimensioni e complessità, ed è giusto aiutarli e formali adeguatamente.

Le osservazioni non sono fatte, ovviamente, per demolire l'Ordinanza ma perché funzioni al meglio. Siamo consapevoli che il Professionista deve fare tutte le "attestazioni" di legge, resta il fatto che si chiede un controllo preventivo integrale, anche se ci vuole del tempo, necessariamente. Per abbreviare questo tempo, però, è necessario fare due semplici cose: a) mitigare gli obblighi dichiarativi attestativi sotto l'aspetto edilizio - urbanistico, fermo il fatto, comunque, che la "conformità urbanistica" va sempre e comunque accertata; b) criteri di certezza sull'analisi del "contributo per la ricostruzione", per una sua migliore esplicazione in sede preventiva. Non serve tanto altro.

In conclusione, non certo per importanza, ma proprio per rendere maggiormente conto della complessità della situazione, ricordo come il nostro Ordine Professionale, come gli altri, del resto, è un Ente Pubblico posto "sotto l'alta vigilanza del Ministero della Giustizia", la cui funzione principale consiste nel garantire il cittadino circa la professionalità e la competenza dei professionisti che svolgono attività dedicate nel campo della tecnica, della salute, della legge. Capirà certamente, quindi, come in un sistema normativo così complesso e complicato come quello della Ricostruzione Post Sisma 2016, dove il probabile "errore" può essere facilmente essere confuso con il "dolo", può comportare l'esclusione dal contributo dell'ignaro cittadino che proprio l'Ordine è chiamato a tutelare.  Lo Stato, con le sue diramazioni amministrative, deve porre termine a questo "pangiustizialismo" che paralizza ogni attività decisionale in ogni ambito della P.A. così come in ambito privato, compresa, purtroppo, anche la Ricostruzione Post Sisma 2016: tutti hanno paura di sbagliare e nessuno decide più . . . .  e sappiano tutti che "sbaglia solo chi fa". Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

In ultimo, non credo ci siano più professionisti disposti ad ascoltare proclami, impegni ed assicurazioni oltre a quanto abbiamo fatto sino ad oggi, a quasi quattro anni dal sisma, al quarto Commissario: servono fatti,  atti concreti e, soprattutto, condivisi.

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